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Trovare la
felicità al ristorante
Il mondo della ristorazione può essere visto come un insieme, complesso
e spurio, di diversi elementi che si combinano tra loro. Esistono,
infatti, diverse tipologie di ristorante, ognuna con delle peculiarità
che caratterizzano ambientazione e cucina, ognuna con il suo paradigma e
il suo target. Tra il ristorante vietnamita, la pizzeria per famiglie,
la trattoria casereccia, il ristorante pettinato o l'atelier dello chef
stellato le differenze sono notevoli, questo è indubitabile. Il problema
è che ciascuna di queste realtà presenta ulteriori specificità al suo
interno, quindi districarsi diventa difficile, giacché ogni insieme
sottende una miriade di sottoinsiemi con variabili diverse. Ma allora si
può trovare la felicità al ristorante? Certamente sì, basta saper
scegliere quello giusto. Per farlo, bisogna tener presente che la
soddisfazione gastronomica dipende da fattori oggettivi che
interpretiamo soggettivamente. La qualità della cucina è fondamentale,
ma è il rapporto tra questa e il costo ad incidere notevolmente
sull'appagamento finale. Il livello qualitativo, poi, oltre a cambiare
da locale a locale (anche all'interno della stessa categoria), varia da
palato a palato (per via del nostro gusto, ma, soprattutto, della
capacità di riconoscere ed apprezzare l'eccellenza). Dopo una cena da
100€, ad esempio, possiamo rimanere estasiati e ritenere d'aver mangiato
divinamente pagando il giusto, oppure, vuoi perché non siamo disposti a
spendere tanto, vuoi perché non sappiamo cogliere pienamente la bontà
del menu, possiamo rimanere insoddisfatti ed amareggiati. Tutto dipende
da noi e dal nostro metro di valutazione. Se certe persone hanno
l'obbiettivo di riempirsi la pancia con due soldi, altre, al contrario,
pretendono cura e ricercatezza e, più che mangiare, vogliono gustare
qualcosa: è chiaro che i primi non sceglieranno la stessa tipologia di
ristorante dei secondi. Insomma, l'equazione del mangiar bene è
terribilmente complessa e presenta un sacco di incognite. L'unica
discriminante riguarda chi siamo e cosa vogliamo...
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Supervalutazione dell'usato
Dicesi "supervalutazione dell'usato" quando, dopo aver cenato, si rimane
entusiasti del ristorante ospite, finendo per distorcere in positivo il
ricordo dell'esperienza fatta. Questo, nella maggior parte dei casi,
comporta una delusione automatica la volta successiva. Se i sintomi sono
gravi consultare il medico, altrimenti controbilanciare cercando
l'obbiettività dove è stata vista l'ultima volta (spesso finisce sotto
il divano). Se la seconda verifica conferma le impressioni
della prima, probabilmente, non ci si può permettere di mangiare in quel
ristorante molto spesso. Il che genere frustrazione...
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Amare delusioni
Ovvero quando spendi una cifra per una bottiglia di vino e poi scopri
che fa cagare. Oppure quando sganci venticinque euro per un panettone
secco come il cartone. O, ancora, quando ti servono un tiramisù Bindi
dopo averlo agghindato e spacciato come fatto in casa. E di quando, in
un ristorante vicino a Zanica, il tuo risotto ai funghi porcini sa di
olio di semi (e non ha tracce di porcini), vogliamo parlarne? Forse è
meglio di no: in quel caso bisognerebbe anche citare la carne insapore,
ordinata al sangue, ma arrivata ben cotta, per via di una pietra ollare
lavata male dal precedente utilizzo col pesce.
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La
verità sugli abbinamenti cibo-vino
L'abbinamento tra il cibo e il vino è un'utopia che funziona nella
teoria ma non nella pratica. Non intendo contestare questa consuetudine
nei contenuti: il fatto è che nella realtà non esistono molte
occasioni di abbinamento e, la maggior parte delle volte, la scelta del
vino segue un criterio diverso. Quando vado al ristorante, per esempio,
scelgo i piatti che voglio mangiare e il vino che voglio bere, ma non è
affatto detto che queste decisioni siano in qualche modo legate. Poi
dipende anche da quanto cosa il vino, perché un barolo sposa alla
perfezione un sacco di cose, ma mai il portafogli... Tra l'altro nessuno
va da solo al ristorante, quindi, come ci si regola? Il vino sarà uno e
i piatti diversi? Altrimenti si compra una bottiglia a testa o si mangia
tutti la stessa cosa. Perfino a casa è difficile che uno si metta ad
accoppiare cibo e vino: di solito uno cucina e si beve la bottiglia
aperta il giorno prima o, magari, quella che regalata da qualcuno. Certo
pensare di mangiare un brasato con un chiaretto è dura, lo ammetto,
però, a parte casi di follia enogastronomica, di solito, pur non guardando
all'abbinamento, si evitano accostamenti assurdi. La morale
di questa storia? Non saprei, forse che quella dell'abbinamento è una
pratica interessante, ma, alla fine, è come la capote di una cabriolet:
poco utilizzata e non proprio fondamentale. Ma posso anche sbagliarmi...
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Segnalazioni flash per paninofili
GRAN RISTORO: via di Sottoripa 27r, Genova. 'INO: via de' Georgofili
3a, Firenze. Bar della Crocetta: corso di Porta Romana 67, Milano.
Galiano Panini d'autore: via Meravigli 16, Milano. Al Mercato
(burger bar): vicolo Santa Eufemia 17, Milano.
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Le confessioni
di un appassionato di vino
Al mondo ci sono vini eccezionali attorno ai quali, per via della storia
che li riguarda e/o per la qualità intrinseca, si è creato un alone di leggenda.
Romanée Contì non vi dice niente? Lo stipendio di un operaio non basta
per comprarne una bottiglia. Ora, sarà anche buonissimo, nessuno lo
discute, ma il prezzo è tanto assurdo da diventare quasi immorale (sono
stato troppo diplomatico, togliamo pure il quasi). A parte il fatto che
si pagherebbe una cifra astronomica senza avere un astronomico ritorno
di qualità (visto che il prezzo iperbolico è dettato dal mercato e dal
marchio), comunque, anche potendosela permettere, una bottiglia di
Romanée Contì sarebbe solo una mera ostentazione di lusso. Un vero
appassionato di vino, infatti, amando il prodotto della terra e non
quello del glamour, dovrebbe snobbarla orgogliosamente. L'acquisto di un
vino del genere, poi, rappresenta un gesto eticamente ignobile: è come
sputare in faccia, non solo all'operaio, non solo alle persone che
faticano ad arrivare alla fine del mese, ma, soprattutto, a coloro che
non hanno nemmeno da mangiare. E mi faccio schifo per tutte le volte in
cui, vedendo queste bottiglie, ho guardato con bramosia invece che con
disprezzo.
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Ricordi sparsi sulla cucina francese (della Provenza)
Carne rossa cucinata a modino, contornata da un cilindro di patate al
burro che mi è piaciuto parecchio (neanche la ciccia non era male però). Vino rosé
di colore scarico? Forse, ma ci stava, anche se i rosati non sono tra i
miei amici migliori. Non ricordo nemmeno la denominazione... Croissant
leggiadro, sfoglioso, morbido e burroso. Comprato uno, poi due, poi tre.
Un appunto sul caffé: è buono, non posso lamentarmi, ma il cappuccino
sembra un tarocco cinese. Anche in Francia hanno la Schweppes. Comprata
una baguette: buona. M'ha sorpreso una fugasette alle olive alle erbe
provenzali, ho bissato. Una tartare de Boeuf
buona-buona. Vino rosso della zona del Rodano: rosso corposo, ben
strutturato, leggermente barricato. Creme Brulèe alla lavanda. Colazioni a base di croissant e pain au chocolat.
Colazioni da cenone natalizio. Tanto burro. Comprata una seconda
baguette: molto più buona. Inseguivo una ratatouille, ma ho incontrato
una tagliata di boeuf al roquefort: decisamente inaspettato come
abbinamento, ma gustoso. Niente vino, però, che si guida la 2CV. Ma come
si dice al sangue in francese? Un filetto di manzo spettacolare (Mitch,
che grande ristorante!). San Pellegrino importata. Vino rosso Cotes de
Provence. Il secondo miglior tortino al cioccolato che abbia mai
mangiato. Un caffé decente ed un superalcolico per nulla memorabile. Un
appunto circa l'armagnac: non avrei mai pensato di bere i peggiori di
sempre proprio in Francia (ma non ero nella zona giusta). Croissant e pain au chocolat.
Café au lait, anzi: "caffé olé". Acqua Perrier in lattina. Cavaillon è
il paese del melone. Ristorante random: capita Prévôt, chef eccentrico
col panama. Hamburger gastronomique e prelibatezze varie. Vino rosso
barricato formato piccolo. Forse un Palette? Non ricordo, in mente ho
solo il ketchup di melone e l'ottimo salmone al posto della carne (i
coraggiosi lo prendono col foie gras). Qui, il miglior tortino fondente
della mia vita: un sogno che non sono in grado di descrivere. Poi caffé
e fine passticceria. Macaron al pistacchio. Torta di carne per cena e
vino sfuso che si fa onore. Nessun ricordo del dolce, avrò rinunciato?
Poi ravioli italici e pattriottici, ma con la granella che si usa da
queste parti. Acqua gassata ovunque: dopo il ballottaggio San Pellegrino
batte Perrier. Ad Arles ho mangiato la carne di toro (perché, sono
sicuro, era carne di toro): saporita, ma un poco fibrosa, il toro è
muscoloso. Vino rosso della zona di Chateauneuf du Pape. Almeno credo.
Forse uno dei pochi non barricati, ma non sono sicuro. Champagne rosé
delle bancarelle. Attese siderali per il pranzo. Prosciutto buono e vino
sfuso. Poi acquisti alcolici da ciucco. Mitch il ritorno: bissato la
carne, cambiato il dessert e preso i formaggi. Buono tutto, anche il
vino: un Bordeaux forestiero in Provenza. Tirando le somme in Francia ho
mangiato benissimo. Tutti i vini rossi mi sono piaciuti, anche se il
barricato, statisticamente quasi monopolista, alla lunga stanca. I
superalcolici tutti bocciati. I caffé strappano la sufficienza. Il pane
e la pasteria da primo mattino sono promossi a pieni voti. In tutta una
vacanza non ho mai bevuto un pastis, ma non sono pentito, detesto i
pastis. Ho imparato che "al sangue" in francese si dice "saignant" e che
gli amaretti di Voltaggio di Cavo sono buoni anche se li dimentichi
nell'auto.
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Le recensioni degli utenti sono una chimera
Internet ha cambiato il mondo e ha profondamente rivoluzionato ogni
settore in cui è entrata in contatto. Prima
l'utente di un servizio era un consumatore passivo, oggi è libero da
ogni rapporto
di dipendenza e, diversamente da quello che accadeva con la televisione, in cui si era vincolati a
quello che trasmettevano i network, con la rete siamo noi a decidere cosa vedere/leggere e quando.
Spesso possiamo perfino partecipare e aggiungere il nostro contributo: è una
cosa bellissima, davvero stupefacente! Il problema è che la libertà di
parola presuppone anche una certa responsabilità e mi sembra che gli
internauti non sempre lo capiscano... [LA REDAZIONE HA DECISO DI
CANCELLARE IL RESTO DI QUESTO PARAGRAFO: ERA TROPPO RIDONDANTE E
PROLISSO. PUBBLICHEREMO L'ARTICOLO ARRIVANDO DRITTI AL PUNTO]
Quando leggo le recensioni di un ristorante ne trovo un miliardo: metà di
queste è scritta da gente entusiasta, l'altra metà, invece, dai
detrattori del locale. Siccome c'è un profondo divario tra le versioni delle due fazioni, cercare di
estrapolarne una valutazione attendibile è quasi impossibile.
[SEMPLIFICA FACENDO UN ESEMPIO PRATICO]
Nel ristorante X si mangia bene o male? Secondo l'utente A si mangia
bene, secondo B male. Poi c'è l'utente C, che elogia l'arredamento, e D
a cui sta simpatico il ristoratore. L'utente E è contento perché ha
pagato poco e mangiato molto, mentre F avrebbe pagato di più pur di
mangiar meglio. E dell'utente G vogliamo parlare? Lui in questo
ristorante c'è stato un sacco di volte, si è sempre trovato bene, ma da
quella volta in cui i camerieri si sono dimenticati di mettere sale e
pepe in tavola non ci mette più piede. [BASTA QUESTO, IL SUCCO S'È
CAPITO, NON PROSEGUIRE CON TUTTO L'ALFABETO. PIUTTOSTO SPIEGA MEGLIO LA
TUA TEORIA]
Evviva la libertà di parola, dunque, ma io come faccio a scegliere dove
cenare stasera? Credo che l'uomo della strada, in
fatto di critica gourmet, lasci parecchio a desiderare: il signor Pinco
Pallino potrà anche essere un esperto nell'installazione di
infissi in alluminio anodizzato, ma se mi dice che la pizza di Gabrilele
BXXXX fa schifo io non posso esimermi dal ritenerlo un mentecatto.
[PREFERIREMMO NON CITARE APERTAMENTE NESSUNO, PER FAVORE EVITIAMO DI
FARE NOMI...] Insomma, non voglio dire che uno, per scrivere di un
ristorante, debba per forza essere un giornalista o un esperto di
cucina, però dovrebbe quantomeno cercare di essere obbiettivo.
Purtroppo la gente oltre ad essere vincolata alla propria soggettività, spesso
non ha nemmeno una solida preparazione/esperienza/cultura circa l'enogastronomia:
ecco perché la credibilità delle recensioni online è solamente una
chimera. [STIAMO VALUTANDO QUESTA CHIUSURA, PER ORA TENIAMO QUESTA]
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La
Francescana non è un'osteria e Bottura non è uno chef
Solo uno stupido può pensare di andare a mangiare all'Osteria
Francescana. Quelli che vogliono pranzare o cenare, quelli che vogliono
bere vino buono, quelli che vogliono riempirsi la pancia e gustare dei
piatti ben cucinati, NON DEVONO MAI ANDARE DA MASSIMO BOTTURA. Lui non è
uno chef, come molti millantano, e la Francescana non è un osteria.
Arte: è di questo si tratta. Questo tipo di cucina, infatti, non mira
all'alimentazione, ma piuttosto a stimolare i sensi (semplicemente
estasiandoli) e l'intelletto (con la bellezza estetica, la complessità
tecnica, la creatività e l'ispirata "concettualità" delle pietanze). Non
è più questione di desinare, ma un evento culturale: una mostra
personale replicata quotidianamente, dove ogni piatto è un'opera e, allo
stesso tempo, un happening con cui lo spettatore interagisce. La
Francescana non è un ristorante, ma una galleria d'arte contemporanea.
Bottura non è uno chef, ma un artista che si è emancipato dai vincoli di
pittura e scultura. L'unica differenza tra lui e Schifano (l'autore
dello stupendo planisfero appeso nella sala) sta nell'esporre sul tavolo
e non sulle pareti.
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I
superman del settore superalcolico
Una persona come me, sebbene tenda irrimediabilmente verso l'alcolismo,
vorrebbe mantenere una certa dignità e non rinunciare all'edoné. Quindi
niente bourbon del Tennesse con l'etichetta scura, ma scalate curiose
tra i picchi dell'eccellenza superalcolica. Il problema è che il settore
dei distillati è pieno di Guru controversi: individui a volte
spocchiosi, ognuno con la propria verità dogmatica, che ostentano un
atteggiamento saccente che rasenta l'ortodossia da invasato. Faccio un
elenco? 1) Quelli del grado pieno integrale: ovvero chi sostiene che per
bere qualcosa di buono bisogna evitare tutto sotto ai sessanta gradi di
alcol per litro. Si tratta di puristi del superlativo che si trincano
robe saporitissime, profumatissime e, soprattutto, fortissime. 2) Quelli
del grado pieno alleggerito: nel senso che alleggeriscono il grado
alcolico diluendo il liquore con acqua distillata. Così si smorzano un
po' i toni e tutto diventa più facile, morbido e gustoso. 3) I piromani,
ossia quelli del cognac come una volta, che se bevi un Caroni prima te
lo sfiammano (così la parte volatile del rum bla, bla, bla... e poi tu
bevi il caramello brulè). Questi personaggi messianici la roba buona ce
l'hanno davvero, da loro si trovano sempre bottiglie clamorose, ma,
onestamente, d'innanzi a questi superman dell'alambicco e alle loro
teorie, mi tocca sempre smorzare tra le labbra un vaffa. Sbaglio io?
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Al
Mercato, ovvero quando un ateo si converte... e poi riforma luterana
Milano, ore 21, emergenza cena. Non so dove andare, mi infilo nel primo
ristorante che trovo. Cado in trans. Un ateo non crede alla divina
provvidenza, non accetta la spiegazione mistica dei miracoli e rifiuta
il trascendentale. Io sono ateo, anzi, lo ero, perché ieri sera mi sono
convertito. Del resto, visto il paradiso culinario in cui sono finito,
qualche dio deve esistere per forza! Se non si può parlare di una vera e
propria esperienza ultraterrena, quantomeno, per descrivere la mia
epifania, la parola "divino" non se ne esce per niente sminuita. E ora
che sono un fedele, non penso che al prossimo pellegrinaggio.
P.S.: Sull'onda dell'entusiasmo temo d'aver esagerato. Quindi appendo le
novantacinque tesi sul portone della Cattedrale di Wittember, e riformo
la mia recensione un po' troppo entusiastica. Al Mercato è un ristorante
notevole: la cucina è ottima, i piatti eccellenti, il servizio
impeccabile, la cantina limitata ma interessante, l'ambiente piccolo ma elegante, i
gestori capaci e competenti e l'idea di fare una gastronomia geniale.
Però non è divino, ma solo eccezionale. ok? Nel nome del padre, del
figlio e dello spirito santo...
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Avanza la Stout? famose er risotto...
Ho comprato una bottiglia di Stout affumicata. Buona lei, ma tre sorsi
dopo m'aveva già stancato. Ora, una volta spesi bei soldi per una
bottiglia artigianale di pregio, ovviamente nel formato da 75cl, se non
mi piace cosa posso fare? Buttarla mi sembrava uno spreco. Forzarmi a
berla mi pareva stupido. Allora ci ho fatto un risotto. È venuto benino:
scuro, amarognolo e saporito. La prossima volta provo a metterci un
pizzico di prezzemolo...
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Tossicodipendenza da cioccolato
Sono in crisi d'astinenza: ho finito il cioccolato. Non sto scherzando,
questa non è un'iperbole giocosa per dire che mi piace e nemmeno
un'agiografia del cacao. Sono in crisi d'astinenza, punto. Non capisco
perché senta questo bisogno di mangiarne subito un pezzo, non mi
capacito del fatto che mi frustri non averne più in casa. Voglio la mia
dose di cioccolato cazzo! Fondente, come minimo, ma meglio se 65% o 70%.
Amedei dove sei? Gobino? De Bont? Mi sento come un tossico che non ha
trovato il suo pusher, sono deluso e terribilmente arrabbiato!
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Critica delle cifre esorbitanti nell'enofilia
Inizio in medias res: comprare una bottiglia di Romanée-Conti (o
qualsivoglia vino di pregio) è terribilmente costoso. Giustamente
qualcuno dirà che dipende dal portafoglio: è vero, ma è giusto? No. È il
mercato che sancisce il prezzo, quindi per far lievitare tutto, basta
che ci sia molta domanda e poca offerta. Tutti i picchi di prezzo, però,
più si avvicinano all'acme, più diventano immorali ed assurdi. Immorali
perché stuprano l'etica abusando dell'iniqua distribuzione di ricchezza:
se spendi per una bottiglia quanto un operaio guadagna in un anno,
infatti, è chiaro che il tuo diventa un atto arrogante e prevaricatore,
un lusso che insulta con disprezzo chi vive in situazioni di povertà.
Assurdo perché non si tratta più d'una questione di vino, ma si paga il
marchio a scapito della qualità. Non metto in dubbio che i vini d'alto
bordo siano prodotti di eccellenza, ma la proporzione tra il loro valore
e il costo è decisamente sfavorevole rispetto a vini meno blasonati ma
comunque ottimi. Se il prezzo decuplica, la qualità non fa altrettanto:
onestamente non mi sembra un buon affare...
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Mi
piace l'universo dei microbirrifici
(come su facebook)
Mi piace la
birra. Mi piacciono i birrifici artigianali. Mi piacciono le birre
virtuose, ambiziose e appassionate che producono. Mi piace la
sperimentazione e il tentativo di proporre qualcosa di nuovo e di non
banale. Mi piace la continua ricerca di
combinazioni/contaminazioni tra luppoli, cereali e ingredienti diversi.
Mi piace la versione locale di una tipologia di birra globale. Mi piace
il termine "cervogia". Mi piace il bicchiere giusto. Mi piacciono
le arachidi in omaggio. Non mi piacciono le birre acquose e troppo
beverine. Non mi piacciono nemmeno quelle che fermentano nello stomaco e
danno alla testa. Non mi piace la scarsa attenzione per la spillatura.
Non mi piace tanta produzione con poca qualità. Non mi piacciono i
miscugli/cocktail con liquori. Non mi piacciono i mastri birrai
arroganti che sparlano dei colleghi. Non mi piace la bevuta finalizzata
all'ubriachezza. Non mi piace l'artigianato fatto brand e poi industria.
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Non giudicare un ristorante se non vuoi essere giudicato
Dare un voto ad
un ristorante non ha nessun senso. Un voto è un giudizio personale che
ha l'ambizione di essere oggettivo, in quanto viene formulato attraverso
l'utilizzo d'una precisa scala di valutazione stabilita a priori. Il
problema è che questa scala non incontra il consenso unanime delle
persone, ma rimane vincolata alla soggettività di chi l'ha redatta (o al
massimo ad una cerchia di seguaci) e quindi non ha nessuna autorevolezza
in fatto di attendibilità. Si potrebbe obbiettare dicendo che il voto ha
significato solo quando si accetta per buono il metro di giudizio, e che
non è possibile svincolarlo da quest'approvazione preventiva. Vero.
Nella pratica, tuttavia, ogni essere umano delegittimerà un voto
contaminandolo con il proprio vissuto e la propria sensibilità. Esempio?
Vado in un ristorante tristellato: a me piace e al mio amico no. Mangio
in uno bistellato: al mio amico piace e a me no. Poi priviamo un locale
da una sola stella: usciamo soddisfatti, ma se io lo ritengo meglio del
bistellato che piaceva a lui, il mio amico lo crede meglio del
tristellato che piaceva a me. E comunque si concorda entrambi che vale
più di una stella, così, pur accettando i parametri della nostra guida
di riferimento, divergiamo dall'interpretazione di questa. Qual è la
morale allora? Non giudicare se non vuoi essere giudicato, ma pensa a
gustare e basta.
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Champagne vs Spumante
1) Quale dei due è meglio? 2) Quale bisogna snobbare per essere i più "fighi"?
Le risposte alle domande 1 e 2 variano a seconda della platea. L'unica
cosa certa è l'insensatezza della competizione. È una generalizzazione
desolante e priva di buonsenso: un po' come chiedersi se sono meglio i
cittadini italiani o i francesi (ben sapendo che ogni persona è diversa
dalle altre). Un paragone oggettivo, sempre che sia
possibile farne uno, si potrebbe fare confrontando due produttori.
Consci, però, che il raffronto verta tra due due vini e non tra due
tradizioni/filosofie di bollicine.
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Foiade alla crema d'arancia con granella di zucchine
Caro Diario, oggi
mi sono lanciato nell'ennesima follia culinaria. Sono tornato tardi dal
lavoro, non ho fatto in tempo a far spesa e le uniche cose che avevo nel
frigorifero erano: pasta all'uovo per le lasagne, due arance mollicce,
una zucchina, un barattolo di panna da cucina. Come combinare questa
robaccia per cena? Mi sono inventato una ricetta d'emergenza che alla
fine si è rivelata quasi sorprendente. Come ho fatto? Allora... Prima ho
spremuto le arance, poi ho ristretto il succo sul fuoco. Ho aggiunto la
panna. Il sapore non era male: amarognolo e giusto un poco acido. Quindi
ho aggiunto dello zucchero per bilanciare l'acidità: non ho risolto, ma
migliorato. In quel momento mi ha telefonato lei. Speravo volesse
riappacificarsi, ma in realtà cercava solo la rottura definitiva. Me
l'aspettavo, ormai era fin troppo evidente e sebbene la cosa mi abbia
fatto davvero male al cuore, sono convinto che sia stato meglio così. Ma
torniamo alla ricetta. Ho soffritto la zucchina tagliata a piccoli
cubetti, ma solo con l'olio e senza cuocerla troppo per non
comprometterne la consistenza. Il foglio di pasta l'ho tagliuzzato tipo
foiade o maltagliati, poi l'ho calato nell'acqua bollente. Nel frattempo
ho unito la salsa all'arancia e le zucchine. Però, caro Diario, lei mi
piace ancora. Non ne sono innamorato, almeno non sono certo di esserlo,
ma non riesco proprio ad accettare che sia finita così. Non ho speranze
e mi sento avvilito. Non riesco a capire cosa posso aver fatto per farla
scappare, soprattutto visto che era lei quella che sembrava più
interessata a noi. E lo so che caratterialmente siamo incompatibili,
siamo come il Sole e la Luna, ma cominciavo a crederci anch'io e per un
attimo tutto m'è sembrato possibile. Fanculo l'amore cazzo! Mi sono
aperto una bottiglia di vino per affogarci il dispiacere e ho continuato
a cucinare. La pasta era pronta, ho aggiunto un filo d'olio a crudo e
una grattata di parmigiano. Spezie non ne ho usate, giusto un poco di
pepe con la zucchina.
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BRAKING NEWS: leggera scossa avvertita nel cremonese.
Più o meno alle
23:30 di ieri sera un lieve sisma si è abbattuto sul palato di un
giovane a cena nel cremonese. L'epicentro sembra sia da ricercarsi nel
dolce: acquerello alle creme con gelato al torroncino e liquore Strega.
Non ci sono state vittime e nemmeno danni importanti alle cose, solo una
grande paura dei commensali colti di sorpresa da quel repentino
terremoto gastronomico. Ad oggi, quindi, si aggiunge un nuovo
abbinamento alla lista dei monitoraggi tellurici preventivi che,
lo ricordiamo, sono: pistacchio e fondente, arancio
candito e cannella, cioccolato e carote, lavanda e zucchine, radicchio rosso e taleggio,
funghi porcini e Branzi, scamorza e zucchine, in ultimo, tartufo e
tutto?
P.S.: Ero alla Crepa di Isola Dovarese, tanta roba...
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Un'ora per un uovo squacquerone
Bisogna
procurarsi un termometro da cucina e un'ora di pazienza. Serve anche un
uovo e un pentolino con dell'acqua bollente. Misurate la temperatura
dell'acqua fino al raggiungimento dei 65°C, poi buttateci l'uovo.
Smanettate con la manopola del gas alzando, abbassando o spegnendo la
fiamma in modo da mantenere costanti i 65°C. Dopo un'ora circa l'uovo
sarà pronto e, visto che a questa temperatura coagulano solo alcune
delle proteine dell’uovo, l'albume avrà una consistenza incredibilmente
morbida mentre il tuorlo sarà cremoso. L'ho provato: è molto buono, ma
decisamente troppo lo sbattimento!
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Trilogia di penne ripiene su fogli di parmigiano
Frullare rucola e
ricotta. STOP. Frullare peperone rosso e squacquerone. STOP. Frullare
zucchino e branzi. STOP. Cuocere pasta. STOP. Disporre foglio parmigiano
su piatto. STOP. Siringare ripieni dentro penne. STOP. Adagiare penne su
foglio parmigiano. STOP. Filo extravergine. STOP. Poco pepe. STOP.
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Il
birrificio di Lambrate secondo Bukowski
Io non ci ho mica
niente contro 'sto birrificio a Lambrate. anche se è troppo lontano
dall'ippodromo e un pezzo di sorca, anche di scarto, che accettasse da
bere da me non ce l'ho mai trovata. Niente da dire come posto, straccia
tutte le topaie zeppe di avvinazzati che frequento di solito, ma non va
bene per uno come me, dico per uno che vuole tracannare birra in santa
pace e non far coda al cesso quando ci ha da pisciare... non puoi stare al bancone a scolarti
la tua pinta
tranquillo, c'è sempre un circo di giovani sbarbati che non reggono
l'alcool e vomitano. Certo ci sono un sacco di belle patonze, non c'è
che dire, da rifarsi gli occhi... ma 'ste troie sembra che ce l'hanno d'oro e sono
sempre troppo
impegnate a farsi rimirare piuttosto che pensare a scopare. poi, come ho
già detto, a me non mi filano sicuro. ovvio. un vecchio ubriacone come
me non c'ha speranze, finisce sempre col dire qualche porcata e farsi
cacciare dal locale. anche se qualche buona palpata ci scappa. Così,
visto che il più delle volte va a finire che rimango a gola asciutta e
col cazzo dritto, a questo birrificio ci ronzo attorno la mattina. ci
compro la birra e basta, poi torno a casa. anche se pagare più di quello
che sgancio di solito per comprare 'sta acquetta leggera e senza corpo, ci puoi scommettere,
mi fa girare le palle! per questo quando torno a casa con una cassa per
braccio, per riprendermi dal giramento, mi metto a guardare dalla finestra i miei vicini falliti che sudano nel
falciare il giardino, mentre io bevo un goccio, sento Wagner e mi faccio
una sega che quasi mi sembra di fottergliele per davvero le mogli.
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Una cena dai Santi (ma non quelli del paradiso)
Salsa di
ceci con pecorino sardo e olio extravergine. La piccola crespella al
gorgonzola e ristretto al porto. Filetto di manzo irlandese al pepe rosa
e crostone di polenta di farro. La crema bruciata al pistacchio. Valpolicella classico
Allegrini. Acqua gassata. Caffé. E IL MIO CERVELLO CHE RILASCIA
ENDORFINE.
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Un risotto alla zucca secondo la scuola marchesiana
Sono un oppositore dei
risotti fatti con brodi pesanti e mantecature a base di formaggi
monopolisti di sapore. Per bagnare il risotto alla zucca uso solo
acqua salata, dado da cucina jammais, e poi una mantecatura leggera a base di burro. Il risultato
è un risotto delicato e saporito, che non sa di brodo o di formaggio
ma esalta clamorosamente la cucurbitacea. Hourra!
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La mia prima torta di mele
4 mele, 180g di
farina, 150g di zucchero, 2 uova, 30g di burro, 7cl di latte, la buccia
di 1 limone, 1 cucchiaino di lievito per dolci e 45 minuti di forno a
170°C.
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Qualità/prezzo nell'enogastronomia
L'aumento progressivo della qualità,
nel mercato enogastronomico, corrisponde spesso a un aumento iperbolico
del prezzo.
È accettabile
comprare il vino A, quando questo è migliore di uno B, ma costa il
doppio pur non essendo doppiamente più buono? Dipende tutto dalle tasche
del compratore, ma è chiaro che se ci fosse un vino C, con prezzo di B e
la qualità di A non ci sarebbero dubbi sull'acquisto. Tirando le somme:
il prodotto con il miglior rapporto qualità/prezzo, anche se non sempre
è il migliore in fatto di emozioni palatali, è quello che nel maggior
numero di casi fa la felicità del consumatore.
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La focaccia alle cipolle del
Pozzo Bianco (quando è fatta bene)
Maliziosamente
fragrante mi stupisce ogni volta con un piccolo orgasmo del gusto. La
prima volta? (sospiro) ho scoperto l'America! Certo che però ha anche i
suoi lati negativi: dopo di lei mi evitano tutti come un monatto.
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Overdose di zafferano e pistacchi a due passi dal centro
Bergamo: alle ore
19:30 di un lunedì di novembre la vittima s'apprestava a cucinare un
risotto per cena. Secondo la ricostruzione dei fatti, prima del decesso,
aveva preparato un brodo vegetale leggero e soffritto due cipolle dolci
di quelle bianche. Poi aveva tostato il riso, bagnandolo con del vino
bianco. Successivamente aveva miscelato il tutto, versando il brodo
gradualmente e aggiungendo al preparato una quantità importante di
zafferano in polvere. Sul finire della cottura sono stati aggiunti anche
dei pistacchi (alcuni interi e altri pestati), del burro e del formaggio
parmigiano. Secondo la perizia del medico legale la morte dell'uomo
sarebbe stata causata da un'overdose di zafferano. Solo dopo l'autopsia
si capirà se anche il pistacchio ha influito e se la quantità era tale
da giustificare un suicidio premeditato. La scena del crimine è stata
setacciata per ore dalla polizia che, da alcune indiscrezioni trapelate
in nottata, pare abbia trovato anche evidenti tracce di pepe. Questa
scoperta suggerirebbe la presenza di una seconda persona sul luogo del
delitto e porterebbe gli inquirenti sulla pista dell'omicidio. Più che
una regolazione di conti, si pensa a un movente passionale. Dopo il via
libera del magistrato, infatti, gli agenti hanno messo in stato di fermo
l'indiziato principale: il riso Nero di Venere. Si ipotizza che sia
stato colto da un impeto di gelosia dopo aver scoperto che la vittima
preferisse il Carnaroli. Il sospettato, comunque, si è dichiarato
innocente attraverso il suo avvocato e domani sarà sottoposto alla
macchina della verità.
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Gnocco fritto e culatello
Un'orgia di culatelli
e gnocco fritto, una damigiana di brunello di montalcino e una baldracca
che mi scopa ad oltranza finché non muoio: ecco come ho sempre
immaginato il suicidio. O così o non se ne parla!
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La filosofia napoletana della pizza
Classica
forma tondeggiante, ma con un diametro entro i 35 cm. Il bordo esterno,
detto anche cornicione, dev'essere alto 1 o 2 cm. Dalla farcitura
centrale, caratterizzata da una pasta alta 0.3 o 0.4 cm, deve spiccare il
rosso del pomodoro, a cui si è amalgamato l'olio, e il bianco della
mozzarella a chiazze più o meno ravvicinate. Il latticino,
tradizionalmente mozzarella di bufala o fior di latte campano, dev'essere
ben sciolto e filante, in più, non deve presentare rinsecchimenti e
bruciature. La consistenza della pizza deve essere morbida, elastica,
facilmente piegabile e tenera al taglio. La cottura dev'essere fatta
esclusivamente in forni a legna, dove si raggiunge una temperatura di
485 °C. Rigonfiamenti irregolari del cornicione sono accettati, come
anche venature d'olio (se a crudo), mentre qualche foglia di basilico e
un pizzico di pepe sono opzionali ma ben accetti.
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Cosa pensa il mio cane del bourbon?
Bau-bau. Grrr. Wof-wof, bau. Cai, cai, cai. Bau-bau. Arf-arf, bau-bau.
Wof-bau. Grrr, grrr, grrr. Cai, cai, cai. Auuuuuuuuu!
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Pappardelle con zucchine e pepe verde
Sinossi: pappardelle fresche scottate nella salsa di panna e
zucchini. Questi ultimi, soffritti in olio extravergine con mezza cipolla
e tagliati a dadini. Una
grattata di parmigiano e un'esagerazione di profumatissimo pepe verde.
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Panino al crudo con scaglie di grana e pepe nero
È il mio tradizionale
strafogamento da film in prima serata. Solitamente si accompagna a una
birra Menabrea ambrata formato famiglia. Ogni tanto c'è l'evoluzione con
il parmigiano e il culatello, ma solo se il film è da oscar.
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Battesimo di risotto ai piselli pestati
Rinunci a
Satana, a tutte le sue opere e a tutte le sue seduzioni? RINUNCIO! Rinunci alla
tentazione di un risotto in bianco? RINUNCIO! Rinunci ai legumi
interi e solitari, falsi profeti del gusto? RINUNCIO! Credi al
miracolo della moltiplicazione dei piselli, tanto da finire tutto il
barattolo? CREDO! Credi
che un brodo pesante e una mantecatura troppo formaggiosa siano frutto
del male e del peccato?
CREDO! Credi nei piselli pestati, portatori di colore e diffusori di
sapore? CREDO! Credi anche in un pizzico di pepe? CREDO! E
allora io ti battezzo nel nome dell'arboreo, del carnaroli e del vialone
nano.
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